Storia di Villa Lecchi

La Villa di Lecchi risale, da quel che se ne può dedurre dal portale della cappella privata, al 1500, quando fu, almeno per forma, assolutamente diversa dall’attuale in quanto solo su due piani e di forma squadrata classica toscana.
Ma prima ancora di una vera e propria villa  sicuramente sede della prima dimora in questa zona della famiglia Ventura o Venturi.
Capostipite della famiglia è Ventura di Iacopo nato a Poggibonsi nel 1264, raffigurato negli affeschi della sala centrale della villa e vissuto per lo più a Firenze.

Ma la bellezza della Villa nella sua struttura attuale e di tutto il resede è sicuramente dovuto a Marianna, figlia  del Cavaliere Paolo Lodovico Garzoni e di Carlotta di Pietro Colon, figlia adottiva di Ippolito Venturi.
Marianna sposa il Marchese Carlo Ginori Lisci nel 1821 ed inizia una serie di trasformazioni della proprietà intera  incaricando l’arch Francolini di Firenze.
Egli modifica completamente la struttura della villa con la costruzione delle due torrette e con l’ampliamento del corpo centrale, lasciando della struttura originale solo la parte dell’immobile davanti all’entrata dove si trova la piccola cappella.
Viene creato un parco caratterizzato da piante arboree e ornamentali principalmente sempreverdi, grotte di rocce spugnose, sentieri e statue marmoree.
Viene creato anche il Belvedere ovvero la terrazza da cui ancora oggi si ammira appunto un tipico paesaggio  Toscano. Sono dovuti a Marianna gli affreschi  nella  sala da pranzo della villa in cui vengono ritratti  gli antenati più importanti della genealogia Venturi.

Immediatamente fuori dal cancello, e che si affaccia poi anche internamente c’è quella che è sempre stata nominata come fattoria perchè ha avuto per quasi due secoli principalmente questa funzione; modificata in parte solo durante i lavori del 1857 rimane pressoché identica e fa parte dei primissimi insediamenti di Lecchi risalenti al 1500.

All’inizio del 1800 risalgono i lavori che iniziano le mura a merli con garitte di guardia grazie alla donazione delle pietre da parte dei Conti del Castello di Staggia. Nel 1863 Ippolito Ginori, nipote di Marianna, eredita la villa e l’intera proprietà. Modifica due piccole stalle ricavandone la legnaia ovvero quella che col tempo diventa la limonaia della villa.
La proprietà conta prima della seconda guerra mondiale circa un migliaio di ettari di terreno tutt’intorno a Lecchi raggiungendo i terreni di Monteriggioni e Poggibonsi. è del 1920 il restauro degli affreschi della villa ad opera del famoso bottegaio restauratore fiorentino Cesare Benini, autore tra l’altro di altre opere importanti a Palazzo Pitti.

Nell’immediato dopoguerra con la riforma agraria la grande proprietà viene suddivisa venduta ai contadini che vi lavorano da generazioni. Resta la villa ed il resede che, nei successivi anni cambierà più volte purtroppo proprietario; in questa fase viene depauperata di tutti quei mobili e arredi fonte del governo di una stessa famiglia per 300 anni. Durante gli anni 50 fu anche rubata dal fattore la Madonnina che si trovava da sempre in una grotta del bosco sottostante la villa. Pieno di debiti a niente gli fruttò questo furto ”maledetto”. In quel periodo un ente morale acquista con un valore simbolico la denominata Villa Marianna ribattezzata dal senso religioso di una nobildonna senese Villa Santa Caterina. Nasce qui all’inizio una colonia permanente per ragazzi disagiati, poveri, orfani e con il tempo anche centro di accoglienza, educazione e riabilitazione per bambini con turbe mentali spesso provenienti da Istituti.
Nel 1980 la nuova riforma sanitaria ne cessa il riconoscimento giuridico e l’ente abbandona la villa che stava tra l’altro crollando letteralmente a pezzi. Nel 1991 il signor Canocchi Giuseppe, allora imprenditore edile, acquistò la struttura, ormai fatiscente, con l’idea di ristrutturarla e rivenderla; nel corso dei lavori si innamorò a tal punto della location che decise, insieme ai componenti della famiglia, di non vendere la villa ma di restaurarla, cercando di mantenerla il più possibile simile a come era nei secoli passati in

fatti la restaurazione fu seguita anche dalle belle arti, e crearci un hotel. Nel 1991 venne aperta la parte del ristorante che, allora, occupava entrambi i piani della Limonaia. Nel 1993 è stato aperto, dopo anni di restauri, l’hotel.
Durante gli anni la nostra struttura si è affermata sia a livello nazionale che a livello internazionale guadagnandosi diversi riconoscimenti: ad oggi, nel 2015, il nostro hotel ha guadagnato 6 certificati di eccellenza Tripadvisor, è stato segnalato nell’Italia del Gambero Rosso (unica struttura alberghiera nel comune di Poggibonsi) ed è stato segnalato per ben 3 anni consecutivi (2013/2014/2015) nella guida Viaggiarebene travel.